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Io apprendo, io lavoro: noi creiamo impresa

Siamo qua: gomito a gomito!

Il progetto

La Cooperativa sociale Siamo Qua nasce a novembre 2003 a seguito di un progetto promosso dalla Caritas Diocesana di Bologna in collaborazione con la Cooperativa sociale La Piccola Carovana e AECA.

Io apprendo, io lavoro: noi creiamo impresa, così si chiamava il progetto al termine del quale nacque la Cooperativa.

Il primo progetto. La scuola per l’infanzia.

Sin dall’inizio il progetto era dedicato alle donne: madri straniere e italiane, spesso sole e senza rapporti parentali o amicali, nell’impossibilità quindi di organizzare efficacemente la propria vita lavorativa.

Per diversi anni la Coop. ha avuto come scopo prioritario della propria attività la progettazione e la promozione di servizi educativi per l’infanzia, all’interno del quale hanno trovarto un impiego le stesse donne cui era rivolto il progetto.

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STORIA

Dal 2010. Il laboratorio sartoriale

Il laboratorio sartoriale Gomito a Gomito rappresenta oggi l’attività principale della nostra Cooperativa. Ancora una volta i destinatari del progetto sono le donne: stavolta donne detenute nella sezione femminile della Casa Circondariale Dozza di Bologna.

Questo progetto vuole dare l’opportunità alle detenute di acquisire una nuova dimensione professionale ed un lavoro dignitoso e retribuito, con la speranza che questa esperienza di formazione e di lavoro possa essere sfruttata una volta tornate ad uno stato di piena  libertà.

Il valore del progetto

La Cooperativa sociale Siamo Qua, attraverso il progetto Gomito a Gomito,  si è impegnata a dare un’occasione lavorativa alle donne in esecuzione penale, dentro e fuori. Formazione, lavoro, creatività, opportunità: queste le parole chiave del nostro progetto.

Scommettere sul lavoro in carcere vuol dire promuovere la funzione rieducativa della pena. I prodotti realizzati dai detenuti hanno un forte valore etico e propongono una nuova immagine sociale di chi li ha realizzati.

Tutti i prodotti di Gomito a Gomito sono realizzati riutilizzando materiali e tessuti donati, nuovi o riciclati. Una seconda opportunità sia per gli oggetti che per le persone, all’insegna della sostenibilitù ambientale e umana.

La riscoperta della manualità permette alle detenute di mettersi in gioco sperimentando la propria creatività, anche come forma di terapia e di sfogo. Ciascuno dei manufatti Gomito a Gomito è artigianale e quindi unico.

IKEA e Gomito a Gomito

La sartoria: progetti futuri e connessioni

l laboratorio sartoriale Gomito a Gomito viene aperto nella sezione femminile della Casa Circondariale Dozza di Bologna nel dicembre del 2010, all’interno di un progetto che ha coinvolto l’Amministrazione penitenziaria e la Cooperativa Siamo Qua, con l’ausilio dell’ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.

Perchè Gomito a Gomito? Il nome dice tante cose, oltre alla dislocazione geografica: il carcere di Bologna si trova in via del Gomito, ma sono lo spazio “ristretto” e l’affollamento tipici di una struttura detentiva che vengono superati dalla contiguità quotidiana di chi entra tutti i giorni in laboratorio e da coloro che dall’esterno aiutano a sostenere il progetto.

Le detenute che lavorano in sartoria provengono da un percorso di formazione organizzato entro le mura della struttura carceraria.
Questo progetto vuole dare l’opportunità alle detenute di acquisire una nuova dimensione professionale ed un lavoro dignitoso e retribuito, con la speranza che questa esperienza di formazione e di lavoro possa essere sfruttata una volta tornate ad uno stato di piena libertà.

Poter impiegare il tempo in modo costruttivo e sperimentare la propria creatività e manualità; riacquistare fiducia in se stessi; condividere entusiasmo e gioia nel lavorare assieme per raggiungere i risultati prefissati. Questi sono gli obiettivi del nostro progetto, anche sullo sfondo dall’art. 27 della Costituzione.

Tutti i prodotti confezionati in sartoria sono legati dallo stesso filo conduttore: recuperare, attraverso idee originali e sempre nuove, materiali considerati di scarto, per dare ad essi una seconda vita.

Utilizziamo materiali che ci vengono donati da aziende, associazioni, negozi, cittadini. L’attenzione che si riserva al “non spreco” e all’utilizzo di materiali non più̀ commerciabili non è una mera ricerca di risparmio, ma una politica che si vuole perseguire per tutta la conduzione del laboratorio.